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DIRITTI E DOVERI SUL LAVORO

Mounir El Azri      IV C        



Il lavoro fa parte delle nostre vite. Possedere un lavoro stabile, oggi sembra essere un desiderio che accomuna giovani e adulti, un’ ambizione difficile da raggiungere lenta e tortuosa

I ragazzi studiano, fanno stage e tirocini per anni, imparano mestieri e apprendono le arti,  tutto per arrivare ad un solo obiettivo, diventare uomini adulti, maturi e responsabili, ottenendo un lavoro, che possa renderli finalmente liberi e indipendenti e soprattutto, senza la paura di poter soccombere a causa di disattenzione e disinteresse sulle precarie condizioni di lavoro a cui molti sono costretti.

“ Se si paragona l’immensità  dei nostri desideri con gli scarsi mezzi che abbiamo per soddisfarli, sembra che Dio abbia agito sconsideratamente dandoci passioni così avide di godimento, passioni che sembrano create per tormentarci eccitando in noi mille bramosie di cui possiamo soddisfare appena un decimo, fintanto che dura l’ordine civilizzato”.

“Tutto diventa falsità e menzogna quando è toccato dal Dio guadagno! 


Charles Fourier                                            dall’opera Teoria dei quattro movimenti


In questo passo Fourier fa cenno alle aspirazioni e ai sogni realizzativi di ognuno di noi facendo paragone ai nostri grandi sogni che noi tutti abbiamo in un modo o nell’altro all’effettiva realtà in cui viviamo nella quale tutto è più difficile del previsto,dove dobbiamo spesso anche accontentarci di quello che abbiamo lavorativamente parlando e non sputare nel piatto in cui si mangia poiché c’è molta concorrenza anche nei lavori più umili.

 

 Il lavoro,riprendendo il pensiero del filosofo Fourier, dovrebbe rappresentare la

propensione naturale e spontanea dell’uomo, tale da farlo sentire pieno di sé stesso.

Ogni uomo ha una naturale disposizione propensione verso un certo tipo di attività lavorativa rispetto ad un'altra.

C’è chi è più portato per il lavoro manuale, chi per quello intellettuale, chi per le scienze matematiche e astronomiche  chi per i lavori più semplici e umili. Ma è all’uomo che spetterebbe la scelta in una società  e non alle esigenze del mercato del lavoro, in crisi, da ormai troppi anni.I drammatici episodi di incidenti sul lavoro richiamano l'attenzione dell'opinione pubblica su un fenomeno ormai troppo diffuso: le morti sul lavoro.

Quasi ogni anno, sono migliaia i lavoratori che perdono la vita durante lo svolgimento della loro attività; e un numero troppo elevato è anche quello degli incidenti e degli infortuni sul lavoro, per cui il lavoratore rimane ferito con  invalidità anche totale. Nella maggioranza dei casi, le fabbriche e le imprese, si dileguano quando si parla di risarcimento dei danni, e  quando invece ha luogo, è generalmente insufficiente.

Il lavoro su cui si fonda lo Stato italiano e che, dovrebbe essere un caposaldo della nostra Costituzione, si scopre invece in questo caso, motivo di afflizioni, per i lavoratori e le loro famiglie.

E’ paradossale il fatto che proprio i lavoratori che muovono il mercato produttivo dell’intera società siano, troppo spesso le vittime di sistemi

più grandi, fatti di interessi e avidi guadagni e concentrati sulla massimizzazione dei profitti con il minor sforzo, in cui non c’è spazio per la sicurezza, il controllo dei luoghi in cui i  lavoratori  passano la maggior parte delle loro giornata e l’ispezione sulla qualità del lavoro e della vita lavorativa.Nonostante siano state emanate dei decreti,in cui vengono  elencate e descritte tutte le misure di tutela e gli obblighi da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori, la situazione, ad oggi,  non sembra migliorare, si sente ancora, troppo spesso parlare, di “morti bianche” di lutti e famiglie spezzate. Forse queste norme non bastano? Dovrebbero esserci maggiori controlli sul campo? Qualcosa non funziona!

 

Infatti le statistiche Istat presentano i risultati dell’approfondimento tematico “Salute e sicurezza sul lavoro”, inserito nel secondo trimestre 2013(il più recente fatto dall’istat) all’interno dell’Indagine Forze di Lavoro e già proposto nel secondo trimestre del 2007. Vengono rilevati gli infortuni sul lavoro; i problemi di salute causati o aggravati dall’attività lavorativa; la percezione dell’esposizione ai fattori di rischio sul luogo di lavoro.

Sono 714 mila le persone che nei 12 mesi precedenti l’intervista dichiarano di aver subito almeno un infortunio sul luogo di lavoro o durante il tragitto casa-lavoro (2,9% degli occupati e dei non occupati che nello stesso periodo hanno svolto un’attività lavorativa contro i 937 mila del 2007, il 3,7% del totale).

Le persone che dichiarano malattie o problemi di salute causati o aggravati dall’attività lavorativa negli ultimi 12 mesi sono 2 milioni e 282 mila, il 5,4% del totale della popolazione degli occupati e dei non occupati con precedenti esperienze di lavoro (era il 6,9% nel 2007). La quota è più alta fra gli uomini (5,7%) rispetto alle donne (5,1%) e fra gli italiani (5,5%) rispetto agli stranieri (4,7%).

Oltre la metà di quanti dichiarano disturbi di salute lamenta un problema osseo, articolare o muscolare (59,0%), in particolare alla schiena (29,5%). Problemi di salute di natura psicologica come lo stress, la depressione e l’ansietà sono avvertiti dall’11,9%.

Oltre 17 milioni di occupati (il 76,6% del totale) percepiscono nello svolgimento del proprio lavoro la presenza di almeno un fattore di rischio per la salute; il 74,7% si sente esposto ad almeno un fattore di rischio fisico (degli 8 indagati) mentre il 27,0% ad almeno uno dei fattori di rischio psicologico (dei 3 indagati).

Le statistiche sono alquanto preoccupanti e il tema della sicurezza sul lavoro non gli può essere posta e contrapposta una tesi e un'antitesi poiché esso è una piaga sociale e va risolta,il metodo e le azioni che vanno e andranno svolte nel tempo possono essere sottoposte a tesi ed antitesi perché come tutte le piaghe sociali in fin dei conti.

Ma il lavoro come dice la costituzione è un diritto a tutti gli effetti,deve essere un concetto libero e il cittadino deve scegliere secondo alle sue possibilità ma ovviamente le conseguenze della scelta saranno di responsabilità del cittadino.

 

Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Il lavoro è effettivamente un diritto riconosciuto dalla costituzione,infatti nel primo comma viene definito come un diritto effettivo ma nel secondo come un dovere,na specie di contrapposizione abbastanza ambigua perché non sempre le parole diritto e dovere vanno di pari passo.

Per questo il lavoro viene definito come dovere civico,ovvero un dovere che i buoni cittadini hanno il dovere di adempiere ma non sono obbligati a farlo e non prevede sanzioni né pecuniarie né amministrative

Articolo 35

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Articolo molto semplice e diretto,la tutela del lavoro in ogni sua forma e applicazione curando la formazione dei lavoratori come,un caso molto vicino a noi studenti gli stage al terzo anno.

Dice di dare precedenza alle leggi dell’UE e di enti internazionali per poter favorire le condizioni dei lavoratori italiani all’estero e poter offrire noi maggiori possibilità lavorative,riconoscendo così di conseguenza il diritto all’emigrazione che è una specie conseguenza all’adattamento alle normative internazionali.

Articolo 41

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali

 

L’Italia ha un'economia di tipo capitalistico e quindi l’iniziativa è libera e privata andando in contrasto con politiche estremiste del passato come il comunismo che in passato che lese anche l’utilità sociale e quindi in contro con i diritti e la costituzione infatti come dice l’articolo il tutto è controllato al fine di mantenere la sicurezza pubblica

 

Ma quindi come affrontare il tema?

il tema della sicurezza sul lavoro va affrontato tramite la protesta per i diritti del lavoratori tramite delle proteste sindacali,perché come nel caso di Luana,morta a 22 anni agganciata e triturata da un macchinario in fabbrica a Prato in data 8 Marzo,come riportano i maggiori quotidiani italiani.

Il rischio però è che le proteste sfocino in violenze contro le forze dell'ordine ma questo potrebbe portare anche ad una risoluzione più rapida se i protestanti assalissero meglio ma questo non si augura in nessuna protesta.

Altro modo ma molto più complicato e viscerale sarebbe la lotta al lavoro in nero che passerebbe anche per la lotta alla mafia che col lavoro in nero procra molti profitti che porterebbe in pratica a 2 piccioni con una fava anchev perchè la mafia è asl centro di molte piaghe sociali in Italia oltre ad essere essa una dei principali piaghe per il nostro paese.

La lotta alla mafia però se fatta in modo efficace porterebbe a moltissimi attentati nel nostro paese come fu nel caso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Anche perché dal tema della sicurezza si passa per quello sulle condizioni lavorative e dell’ambiente,ma soprattutto i contratti proposti dall’eventuale offerente del posto di lavoro che spesso vengono accettate data la scarsa capacità di trovare lavoro qui in Italia e che porta ad uno stipendio misero in un ambiente forse “ostile” e n alto quantitativo di ore quota,alcni invece pagano solo per metà sul contratto e nell’altra metà in nero in alcuni casi non garantendo cosi sicurezze all’impiegato o all’operaio.

 

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